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Itinerari di Sicilia: Agrigento, una provincia dalle mille sorprese!
9 febbraio 2015
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Itinerari di Sicilia: Agrigento, una provincia dalle mille sorprese!

Dici Agrigento e pensi Valle dei templi.

Sbagliando, non perché non sia vero ma perché sia la città che la provincia nascondono una grande varietà di stimoli e sorprendenti punti di interesse per il viaggiatore.

Cominciamo dalla città:

L’archeologia

Fondata nel 580 a.C. dai coloni greci di Gela, si rese ben presto autonoma, fino a diventare una delle più importanti colonie dell’isola, capace di controllare tutto il territorio della Sicilia centrale, fino alla costa tirrenica.

A partire dalla conquista romana ha visto susseguirsi, come tutto il resto della Sicilia, una serie ininterrotta di dominazioni straniere, durante le quali ha sempre conservato un ruolo preminente grazie soprattutto al vicino Porto Empedocle, uno dei principali punti di contatto commerciale con il Nord Africa.

La visita della città moderna non richiede molto tempo. Si sviluppa lungo l’asse delle vie Garibaldi e Atenea e richiede poche deviazioni per la visita della Cattedrale, della chiesa s. Maria dei Greci e dell’abbazia di S. Spirito (dove si possono ammirare, fra l’altro, le decorazioni in stucco del Serpotta).

Si continua lungo il viale delle Vittorie, da cui si risale verso la rupe Atenea, presumibilmente l’acropoli della città antica, per poi deviare sulla parallela via Crispi che, nella sua ultima propaggine arriva al santuario rupestre di Demetra (VII sec. a.C.), il più antico edificio religioso di Agrigento, anteriore alla stessa fondazione della città greca.

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I resti della città si incontrano tornando indietro e iniziando a scendere verso la Valle dei templi vera e propria: è il poco conosciuto ‘quartiere ellenistico-romano’ che già, da solo, merita una visita, sia per ammirare la geometrica regolarità del suo tracciato urbanistico che per scoprire i tanti dettagli di ciò che resta delle abitazioni, alcune delle quali conservano pure dei pavimenti a mosaico.

Altro sito poco noto ma di grande interesse (sperando di trovarlo aperto) è il cosiddetto ipogeo Giacatello, vasto ambiente quadrato scavato nella roccia e sorretto da 49 colonne rupestri: quasi certamente si tratta di un’enorme cisterna.

Poco prima di sboccare sulla Valle, si risale verso l’area occupata dal Museo archeologico, il più importante dell’isola dopo quello di Siracusa, annunciato dalla chiesa di s. Nicola e preceduto da una cavea a forma di teatro, dove si tenevano le assemblee cittadine.

Fra i tanti e ricchi materiali esposti, due sale meritano particolare attenzione: la 6, dove è stato ricomposto l’unico telamone del tempio di Giove Olimpico rimasto intero; la 10, che ospita il famoso Efebo del V sec. A.C.

Si inizia quindi la visita ai templi quasi tutti databili al V s   ecolo: Giove Olimpico, Demetra e Kore, Dioscuri, Ercole, Giunone Lacinia, fino al maestoso tempio della Concordia. Ma su questi monumenti, universalmente conosciuti e patrimonio Unesco, non è necessario spendere troppe parole.

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Una segnalazione speciale merita invece l’area archeologica di Eraclea Minoa, a metà della strada che risale da Agrigento a Sciacca. Imperdibile, in particolare, il teatro scavato nella roccia di una collinetta che si affaccia a picco sul mare della bianca spiaggia con pineta di Capo Bianco 

I castelli e i palazzi nobiliari

Spostandosi invece (idealmente) avanti nel tempo verso il Basso Medioevo, si può girovagare per la provincia che è costellata da resti, più o meno ben mantenuti, di castelli a testimonianza di una presenza radicata e prolungata del potere feudale, delineatosi fin dal tardo Impero romano, ma consolidato soprattutto a partire dalla dominazione normanna.

Fra quelli meglio conservati meritano una tappa soprattutto i castelli di Favara, Naro, Palma di Montechiaro e Racalmuto.

Un percorso analogo è quello dei palazzi nobiliari presenti al centro di tanti paesi dell’agrigentino. In questo caso sono testimonianza del fenomeno, diffusosi tra il XV e il XVIII secolo, delle ‘nuove fondazioni’ di borghi agricoli come strumento utilizzato dalla nobiltà feudale per la colonizzazione di territori fino ad allora poco utilizzati. Famoso è, ad esempio, quello di Palma di Montechiaro appartenuto ai Tomasi di Lampedusa e che fa da sfondo a molte pagine de ‘Il Gattopardo’.

Il barocco di Naro e i centri minoriagrigento tour sicilia occidentale

Anche le chiese, i conventi e i monasteri di molti centri risalgono a questa fase e quindi si rifanno allo stile barocco che trova la sua massima espressione nei monumenti religiosi e civili di Naro:

S. Calogero, il SS. Salvatore, la Chiesa Madre, S. Francesco, sono solo alcune fra le più rilevanti chiese di cui è cosparso il centro storico, tramandando anche la memoria dei numerosi ordini religiosi che nel tempo vi si sono insediati.

Non visitabile perché pericolante ma molto suggestivo anche per la posizione elevata che occupa, a conclusione di una lunga scalinata, è il Duomo normanno, la cui fondazione risale all’XI secolo.

agrigento tour sicilia occidentaleAssieme a Naro, diversi sono i centri minori della provincia che meritano una puntata più o meno approfondita:

  • Burgio
  • Caltabellotta
  • Canicattì
  • Licata
  • Racalmuto
  • Sciacca sopra tutti