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11 giugno 2019
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Cosa fare a Messina: ecco le esperienze da non perdere

Cosa fare a Messina

Fondata nel 2148 a.C., Messina viene definita “la porta della Sicilia” proprio a causa della sua posizione. Il mare infatti, come fosse un fiume, la divide dal resto d’Italia ed è passaggio obbligato per chi dalla terraferma voglia visitare l’isola.

Nel tempo sono stati numerosi gli avvenimenti che hanno segnato questa città, ma il più importante è senza dubbio il terremoto che nel 1908 la rasò completamente al suolo provocando migliaia di morti.

Se vi state chiedendo cosa vedere a Messina, siete nel posto giusto. Quello che però vogliamo farvi conoscere è una Messina insolita, lontana dai classici percorsi turistici, che saprà lasciarvi a bocca aperta.

Ecco 3 cose insolite che dovete assolutamente conoscere (e vivere) se vi trovate a Messina:

LE LEGGENDE DEI LAGHI DI GANZIRRI

Cosa fare a Messina? Sicuramente vi suggeriamo di visitare i laghi di Ganzirri, riguardo cui sono state raccontate diverse leggende. La più conosciuta è quella secondo cui, a causa della sua profondità, un tempo al posto del lago grande vi era la città di Risa, antica cittadina dalle mure bianche inabissatasi dopo un terremoto proprio in queste acque insieme a tutti i suoi abitanti e di cui, a detta dei pescatori della zona, si possono tuttora vedere le antiche mura e a mezzanotte sentire il rintocco delle campane della chiesa.

I laghi di Ganzirri sono stati dichiarati beni d’interesse etno-antropologico particolarmente importante, in quanto sede di attività produttive tradizionali legate alla mitilicultura e tellinicultura.

Molti pescatori mettono a disposizione di turisti e curiosi le loro imbarcazioni da pesca per raccontare la storia dei laghi da un punto di vista diverso.

GLI ANTICHI MESTIERI

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A Messina esistono antichi mestieri del mare che racchiudono un sapere unico e prezioso e che, purtroppo, col tempo rischiano di scomparire per sempre. Quelli che vogliamo farvi conoscere, sono solo alcuni dei più antichi mestieri siciliani legati al mare, che tutt’ora vengono praticati all’interno del villaggio di Ganzirri, caratterizzato da vicoletti stretti tipici dei borghi marinari.

Tra gli antichi mestieri che si stanno estinguendo c’è quella del nassarolo, ovvero il costruttore della nassa, un antico attrezzo da pesca a forma di imbuto formato da tante maglie di giunco che permette l’entrata del pesce, attirato dall’esca posta all’interno, e che ne rende difficile l’uscita. L’ultimo nassarolo di Ganzirri si chiama Pippo..se vi capiterà di incontrarlo rimarrete incantati dai suoi racconti!

Altro antico mestiere che ancora viene praticato ai laghi di Ganzirri è quella del cocciularo, ovvero il molluschicoltore che coltiva le vongole autoctone nel Lago Grande di Ganzirri. Per esercitare tale attività, vengono utilizzate ancora oggi tecniche molto antiche.

Ultimo, non per importanza, è il Mastro d’ascia, professione di spicco degli antichi cantieri navali quando le imbarcazioni venivano ancora costruite prevalentemente in legno. La loro bravura consiste nella sagomatura, fatta con un attrezzo chiamato appunto ascia, del ceppo di legno in modo da adattarlo a quella che poi sarà la sua forma definita.

LA CACCIA AL PESCE SPADA

La caccia al pesce spada è un’arte antichissima che si tramanda di padre in figlio da circa 2000 anni e che si pratica soltanto nello Stretto di Messina dai primi di Maggio fino a tutto il mese di Agosto. La feluca è la tipica imbarcazione utilizzata per questo tipo di caccia, caratterizzata da un’alta torre per l’avvistamento del pesce e da una lunga passerella per l’arpionaggio. L’avvistatore, dall’alto della torre, individua il pesce spada e avverte il fiocinatore in passerella che, con il suo arpione, conquista la sua preda. Questo tipo di caccia rappresenta ancora oggi un’attività di sostentamento per alcuni villaggi costieri.